C'è una Brera che, dagli anni Settanta in poi, ha smesso di essere semplicemente una scuola d'arte e ha cominciato a essere uno dei luoghi dove si è pensata la contemporaneità italiana. Alla Sala Stirling di Palazzo Citterio, a Milano, la mostra I Maestri di Brera. Insegnare l'arte — a cura di Giovanni Iovane e Marina Gargiulo, dal 30 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, nell'ambito dei 250 anni dell'Accademia di Belle Arti di Brera — dedica una parte importante del suo percorso proprio a quella Brera: quella del Novecento tardo e di questi primi vent'anni di secolo nuovo.
La Brera Contemporanea e i Nuovi Linguaggi (Anni '70 - oggi)
La sezione centrale della rassegna si intitola La Brera Contemporanea e i Nuovi Linguaggi (Anni '70 - oggi) ed è dedicata ai docenti che hanno qualificato l'Accademia con un approccio multidisciplinare e di particolare rottura. Protagonisti: Alik Cavaliere, Luciano Fabro, Rodolfo Aricò, Grazia Varisco, Renata Boero. Sono nomi che la grande storia dell'arte italiana degli ultimi cinquant'anni ha ampiamente riconosciuto — Fabro protagonista dell'Arte Povera, Varisco figura di punta della ricerca cinetico-visuale, Cavaliere pioniere dell'ambiente scultoreo contemporaneo — ma che la mostra racconta soprattutto nel loro ruolo di maestri, in quelle aule dove ciascuno ha trasmesso, insieme al proprio lavoro, un modo di stare dentro il presente dell'arte.
Il filo che la rassegna propone è esplicito: a Brera, dagli anni Settanta, i docenti arrivano con pratiche già mature nei loro studi personali. Insegnare, per loro, significa in gran parte continuare la propria ricerca e aprirla al confronto con gli allievi. È un modello di didattica che Milano, in quegli anni, mette al centro — e che oggi, retrospettivamente, può essere letto come uno degli ingredienti con cui la scena artistica italiana ha mantenuto un suo peso internazionale.
L'eredità didattica: Garutti, Squatriti, Maraniello, La Pietra
Chiude il percorso una parte che celebra l'impatto didattico e l'eredità su una generazione di giovani artisti di professori come Alberto Garutti, Fausta Squatriti, Giuseppe Maraniello e Ugo La Pietra. Qui il discorso sul magistero diventa più diretto: Garutti con la sua pratica attenta al luogo e all'ambiente, Squatriti con la sua ricerca interdisciplinare e il lavoro sul linguaggio, Maraniello con il suo lavoro di scultura e pittura, La Pietra con la sua riflessione sul design radicale e sulla città. Il legame tra opera e magistero diventa centrale: artisti che hanno fatto scuola, non solo tenuto lezioni, e che hanno formato intere generazioni di autori oggi protagonisti della scena contemporanea italiana.
L'Accademia come fucina del contemporaneo
Letta nel suo complesso, questa parte della mostra tiene insieme una tesi semplice ma importante: l'Accademia di Brera non ha solo osservato la contemporaneità dell'arte italiana, l'ha contribuita a produrre. Lo ha fatto con i suoi docenti più noti e con il più profondo lavoro di chi, con il proprio insegnamento, ha generato linguaggi, ricerche, orientamenti nelle generazioni successive. Un contributo che — i 250 anni dell'Accademia aiutano a inquadrarlo — si inserisce in una lunga tradizione, ma che è anche uno dei motivi per cui, oggi, Brera è ancora un luogo pienamente vivo della cultura milanese.

Informazioni pratiche
La mostra I Maestri di Brera. Insegnare l'arte è visitabile dal 30 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027 alla Sala Stirling di Palazzo Citterio, in via Brera 12 a Milano. Orari: da martedì a domenica, 8.30-19.15, con ultimo ingresso alle 18.00. L'ingresso è compreso nel biglietto Grande Brera da 20 euro (Pinacoteca + Palazzo Citterio); per il solo Palazzo Citterio, intero 12 euro, ridotto 8 euro. Informazioni sul sito ufficiale palazzocitterio.org.
